PEGNO SU VALORI MOBILIARI QUOTATI

Se mediante lo strumento dei titoli di credito si attua l’incorporazione del diritto nei titoli, la dematerializzazione configura il fenomeno opposto, quindi la totale soppressione del supporto cartaceo oppure l’eliminazione della materiale consegna del titolo ai fini della circolazione del credito.

Nell’ordinamento nazionale la definitiva interruzione del collegamento tra il diritto incorporato in un titolo e la consistenza cartacea dello stesso è stata sancita dal d.lgs. 213/1998, che ha posto una serie di questioni giuridiche tra cui quella della costituzione di garanzie e vincoli su questi strumenti finanziari dematerializzati, non più sottoposti all’ordinaria disciplina codicistica dei titoli di credito.

Alla luce della loro natura, si assiste all’impossibilità di procedere ad uno spossessamento del datore del pegno del titolo dematerializzato con la consegna al creditore del documento che conferisce l’esclusiva disponibilità della cosa. Di conseguenza, l’unico modo di costituire la garanzia è rappresentato dalla registrazione del vincolo pignoratizio nell’apposito conto dell’intermediario (art. 34).

Per questa ragione parte della dottrina ha ritenuto di non essere alla presenza di un pegno anomalo, bensì di un nuovo pegno, la cui costituzione è regolata da questa disciplina speciale, mentre gli effetti seguono le norme del codice civile in materia di beni mobili, in quanto applicabili.

Pertanto, ai fini della prelazione, non è più necessaria la scrittura con data certa ex art. 2787 comma 3 c.c., che viene sostituita dalla registrazione nel conto.

La reale utilità dell’istituto in commento consiste nel fatto che non richiede la novazione del rapporto originario ma la surrogazione reale. In questo senso si veda anche l’art. 46 del Regolamento Consob n. 11768/1998, integrativo della disciplina sugli strumenti dematerializzati, per cui il patto di rotatività non comporta né la novazione del rapporto costitutivo né la variazione della data di costituzione del vincolo.

Secondo la giurisprudenza tradizionale“la costituzione del pegno su titoli dematerializzati avviene mediante la registrazione in appositi conti tenuti dall’intermediario, così come, nell’ordinaria disciplina del pegno dei beni mobili, la costituzione del vincolo avviene con la consegna al creditore della cosa o del documento”.

Intervenne allora il legislatore con il d.lgs. 170/2004, che ha introdotto nell’art. 87 T.U.F. il rinvio alle disposizioni dell’art. 34 d.lgs. 213/1998, rendendo la registrazione l’unica modalità di costituzione del pegno.

Ad oggi, dunque, due sono le disposizioni rilevanti del Testo Unico, ossia l’art. 87 in tema di strumenti finanziari cartolarizzati e l’art. 83octies, introdotto dal d.lgs. 27/2010, relativo agli strumenti dematerializzati: se gli strumenti finanziari sono rappresentati da titoli e, solo dopo la creazione del vincolo, vengono immessi nel sistema di gestione accentrata, il pegno si costituisce secondo le regole generali dell’art. 1997 c.c., mentre se gli strumenti sono dematerializzati (in quanto emessi come tali ovvero nati come cartolarizzati ma immessi dall’emittente nel sistema di gestione accentrata prima della creazione del vincolo) la costituzione avviene con l’annotazione in conto.

Del resto, neppure il regolamento adottato dalla Banca d’Italia e dalla Consob con provvedimento del 22 febbraio 2008, si riferisce più al duplice adempimento, ma si limita a disporre l’accensione da parte dell’intermediario di appositi conti dove registrare gli strumenti finanziari gravati da vincoli. Inoltre, sancendo che gli effetti dell’iscrizione dei vincoli sorti anteriormente all’immissione degli strumenti finanziari nella gestione accentrata (quindi quando gli strumenti erano ancora cartolarizzati), retroagiscono al momento della costituzione del vincolo, dimostra che la costituzione coincide con l’adempimento scritturale.

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